Note Biografiche

Federico Sartori nacque a Milano nel 1865. Proveniva da una famiglia di origini modeste: era figlio di un sarto, Sirio, che con i suoi lavorava ed abitava nei pressi della chiesa di S. Celso. Sartori, terminate le scuole elementari, aveva iniziato a lavorare come apprendista incisore; poi si era iscritto alla scuola di Belle Arti di Brera, che frequentò per due anni. Seguì il corso di figura e nudo di Raffaele Casnedi e ebbe l'opportunità di accostarsi a quello che allora era l'ambiente artistico cittadino, con figure quali Boito, Grandi, Grubicy, Morbelli e Previati. Intraprese i suoi studi assieme ad un coetaneo oggi di non poco conto, Pellizza da Volpedo.

All'età di 18 anni, decise di imbarcarsi per l'Argentina. In quella terra così lontana non andò alla ricerca di un lavoro qualunque: voleva continuare a coltivare la sua vocazione alla pittura, facendo tesoro di quanto aveva appreso fino ad allora. Fu una traversata avventurosa e disagevole, ma il giovane Sartori era animato da grandi speranze: lasciò l'Italia come tanti altri italiani in cerca di fortuna e nel nuovo continente continuò a frequentare molti suoi connazionali.

Iniziò così la sua attività di 'pintor' presso il Museo di La Plata, incarico che avrebbe svolto con passione per molti anni, fin quasi al finire del secolo.

Si trasferì poi nella capitale, attratto dall'Accademia Nazionale, nella quale completò gli studi, interrotti in Italia, e si diplomò. Questa scelta gli consentì di continuare nell'apprendimento, ma anche di inserirsi nell'ambiente artistico di Buenos Aires dell'epoca. Nel 1908 divenne titolare della cattedra di Disegno dell'Accademia Nazionale di Belle Arti di Buenos Aires: avrebbe svolto tale incarico fino al 1920.

Cominciavano gli anni delle mostre e della visibilità. Il suo nome figurava nell'esposizione nazionale di Buenos Aires organizzata da Nexus, nel 1908; nel 1910 partecipò all'Esposizione Internazionale del Centenario della Repubblica Argentina(1810-1910) e una delle opere presentate, La bandera argentina, ricevette in premio la medaglia d'argento. Fu invitato a esporre le sue opere, come pittore di chiara fama, alle successive esposizioni organizzate a Buenos Aires dalla Commissione Nazionale di Belle Arti negli anni 1913,1914, 1915, 1917, 1918.

L'attività di quegli anni era rivolta all'approfondimento di un linguaggio allegorico chiaramente documentato da grafiche, tempere, acquarelli e oli conservati. Una serie di suoi dipinti fu utilizzata per illustrare un calendario stampato per l'anniversario dello stabilimento grafico di B.A. Gunche Wiebeck y Turtl; altri dipinti, invece, come illustrazioni di cartoline per la 'Pro patria' e per l'Istituto Argentino di arti grafiche. L'acquarello La lucha entre el morbo y la ciencia fu acquistato dal Museo Nazionale di Buenos Aires nel 1913: l'opera è attualmente in prestito presso il Museo Nazionale di Bahia Blanca.

Significativi i disegni rimasti del periodo trascorso in Argentina.

Sartori utilizzava il disegno nella preparazione del dipinti, ma anche fine a stesso. Riproduceva soprattutto il porto con le navi, scene di vita mondana borghese, i costumi di vita della pampa.

L'insegnamento in Accademia divenne per Sartori occasione di molti incontri diretti e indiretti con artisti che abitavano a Buenos Aires o che inviavano le loro opere dall'Europa, in particolare dall'Italia e dalla Francia.

Nacque una grande amicizia con il direttore dell' Accademia Pio Collivadino e con il professor Carlos Ripamonte, entrambi pittori. Sartori era solito frequentare la villa della famiglia Ross-Broglia, originaria di Milano, dove spesso si incontravano artisti e musicisti di passaggio in Argentina. Nel 1912, Sartori si unì in nozze proprio con una delle tre giovani sorelle Ross-Broglia, Maria. In pochi anni la vita del pittore, tenace nei suoi intenti, cambiava e alle soddisfazioni professionali si aggiungevano quelle affettive. Nel 1914 nacque il figlio Mario.

Intanto dall'Europa giungevano venti di guerra. I Ross-Broglia e i Sartori, come tutti gli Italiani d'Argentina, seguivano con grande partecipazione i tragici avvenimenti: il pittore dedicava al tema della guerra diverse opere di carattere allegorico. Nel 1920, a conflitto terminato, Sartori decise di ritornare in Italia con la famiglia. Partirono sul Principessa Mafalda, un enorme e confortevole piroscafo. Sartori lasciava per sempre una terra in cui aveva trovato il benessere. Giunti in Italia, i Sartori decisero di non ritornare a Milano per il clima troppo diverso rispetto a quello cui erano abituati. Soggiornarono a Corno, poi in un casale della campagna bergamasca, quindi per breve tempo a Santa Margherita Ligure. Quando però giunsero in Toscana, rimasero affascinati da Viareggio, vivace dal punto di vista culturale, dotata di tante bellezze naturali e di un gradevole clima. I Sartori scelsero come luogo di residenza una villetta in via della Costa, poi via IV Novembre. La casa, per quanto confortevole, non era sufficiente per l'attività dell'artista; dopo un breve periodo in uno studio in via Leopardi, il pittore si occupò personalmente della progettazione e della realizzazione di un altro studio in via De Amicis, dove avrebbe lavorato per tutto il tempo trascorso a Viareggio.

Dopo qualche mese dal rientro in Italia, l'attività di Sartori riprese a pieno ritmo. Nel settembre del 1922 l'artista tenne una personale alla Galleria Nettuno di Viareggio. Scorrendo il catalogo di questa mostra emerge quasi una serie fotografica di luoghi e situazioni viareggine. Sartori era solito realizzare disegni su cartone con pastelli colorati, ritraendo Viareggio, nei suoi luoghi più noti, ma anche in quelli più nascosti: manifestava così le sue qualità di disegnatore attento, veloce e sicuro nel segno, entusiasta e innamorato di ciò che andava scoprendo. In questi 'taccuini' andava delineandosi la sua curiosità per il vivace mondo della darsena e del canale, con le sue imbarcazioni, i suoi personaggi, le fatiche quotidiane dei pescatori e delle loro donne, senza trascurare di appuntare frivolezze e amenità dei villeggianti con benevola ironia. Da tali appunti ricavava i dipinti eseguiti ad olio, spesso su compensato marino. Accanto ai soggetti viareggini continuava a esporre le piccole opere di ambiente argentino, la pampa in particolare, mondo a lui particolarmente caro anche nel ricordo. Contemporaneamente ai temi di ambiente, Sartori proseguiva la sua ricerca simbolista sulla guerra e produceva numerose opere di carattere religioso.

La partecipazione alla XIV Biennale di Venezia nel 1924 fu un riconoscimento significativo della sua attività in Argentina, quale pittore simbolista. Presentò alla Rassegna quattro dipinti in bianco e nero che costituivano un'opera unitaria: I quattro anni di guerra. Era un lavoro del periodo argentino, portato dal pittore in Italia al suo rientro: quattro grandi quadri rappresentanti ognuno una scena allegorica, intitolati dal pittore 1915, 1916, 1917, 1918. Il dramma della guerra ricorreva anche in un'opera scultorea, un bassorilievo in marmo bianco di Carrara, intitolato Monumento ai caduti, destinato al Comune di Baiedo in Valsassina non lontano dal lago di Lecco, inaugurata nel 1927 e tuttora esistente.

Nel 1924 Sartori espose a Firenze, alla Mostra dell'Associazione Nazionale degli Artisti, alcuni oli su tela - Cavallo al sole, Alla fonte, Entrata delle paranze - dipinti a Viareggio nel 1923.

Tenne una seconda personale nel 1926 alla Galleria Nettuno di Viareggio, dove fu presentata anche la tempera Marginetta presso il ponte di Pisa.

Nel 1926 partecipò alla Prima Mostra d'arte di Artisti Milanesi, tenutasi al Palazzo della Permanente, con l'opera di carattere religioso Il rimorso di Giuda,nel quale si cimenta in uno scorcio  del Cristo molto ardito.

La più impegnativa opera religiosa di Sartori fu l'esecuzione degli affreschi della Misericordia di Viareggio: nel 1927 gli venne affidato l'incarico dalla Misericordia di Viareggio di affrescare il soffitto e le volte della chiesa della Confraternita, situata in corso Garibaldi. Nel 1928 Sartori affrescò una Santa Dorotea per l'Istituto delle Suore di via XX Settembre a Viareggio: una lunetta ancor oggi visibile dalla strada. Anche dagli Stati Uniti e dal Brasile gli furono commissionate numerose opere di carattere religioso, che presero da Viareggio la via del mare per decorare molte chiese d'oltreoceano.

Negli anni '30 l'attività del pittore continuava in modo piuttosto serrato. Nella personale del 1933 al Bagno Narcisa di Viareggio furono esposte opere nelle quali era prevalente il tema della pesca e dei pescatori; tra le opere esposte in quella sede figurano: Al giogo, Ponte di Pisa, Vendita all’incanto, Soldati, In campagna. Nel 1934, alla Mostra Marinara tenutasi presso i locali della Lega Navale a Viareggio, presentò le opere In darsena, In porto, Ritorno dalla pesca, Vela bianca, Pescatore; nello stesso anno, partecipò alla I Mostra Estiva Viareggina al Kursaal con l'opera Marmi.

Nel 1936 prese parte alla XVII Mostra Acquerellisti Lombardi, al Palazzo della Permanente di Milano, con l'opera Terra di Versilia e, sempre alla Permanente di Milano, partecipo' alla VII Mostra Sindacale Interprovinciale di Belle Arti con il dipinto Cavalli al trotto.

Ormai l'interesse del pittore era rivolto a Milano, anche per motivi familiari. Così decise di lasciare la Versilia per ritornare nella sua città di origine. Non tornò ad abitare nelle strade del centro storico ottocentesco: scelse un quartiere tranquillo quasi ai margini della città, pieno di villette che vagamente ricordavano Viareggio. Non era un trasferimento definitivo, almeno nelle intenzioni del pittore: la casa e lo studio di Viareggio rimanevano sempre.

L'ultima tappa della sua vita si interruppe bruscamente: Federico Sartori morì nel febbraio del 1938, lasciando alla sua famiglia un vivo ricordo di sé, anche con le numerose opere che erano rimaste in attesa di lui nel suo studio.